“Bertolino, c’è una chiamata per te!”
“Arrivo, arrivo, due secondi che finisco di sagomare la suola…”
Tra sè e sè il vecchio Lino sperava non fosse uno dei soliti accaniti e "affezionati" creditori.
“Pronto?-disse sommessamente-Chi mi cerca?”
“Salve sono il Notaio del signor Bertolino Van Avel, è Lei il signor Bertolino Lino?”
“Arrivo, arrivo, due secondi che finisco di sagomare la suola…”
Tra sè e sè il vecchio Lino sperava non fosse uno dei soliti accaniti e "affezionati" creditori.
“Pronto?-disse sommessamente-Chi mi cerca?”
“Salve sono il Notaio del signor Bertolino Van Avel, è Lei il signor Bertolino Lino?”
“Sì, sono io, perché? Cosa è successo?”
“Volevo informarla che il suo prozio è deceduto la notte scorsa e che l’ha menzionata nel suo testamento..… lei è l’unico parente citato”.
Lino si grattò il cranio, lucido, reso calvo dallo stress di una vita troppo logorante che gli calzava davvero stretta.
" Mi dispiace ma davvero non ricordavo d'avere un prozio ancora vivo..."
"Già a quanto mi hanno riferito, è morto in compagnia dell'unica persona che sia riuscita a sopportarlo... Comunque, tornando agli aspetti economici, lei dovrebbe venire nel mio studio per firmare alcune carte e per ricevere ciò che le spetta."
"D'accordo... Vedrò che posso fare... Il fatto è che insomma... Ora..."
"Senta, il mio studio è a Milano... Se lei sapesse comunicarmi per tempo in che giorno intende raggiungere la città, verrò a prenderla io"
"L'ultimo venerdì del mese ricevo il mio stipendio... Se le fosse possibile..."
"Certo certo, la aspetterò alla stazione". E con quella frase la telefonata fu interrotta.
Lino ricordava vagamente la figura del prozio... Suo padre lo aveva nominato, forse una volta, descrivendolo come un uomo burbero, avaro ed, in fondo, incompreso. Esso, nonostante avesse fatto fortuna in campo minerario nel boom degli anni 60, viveva con lo stretto necessario.
Il biglietto per il treno era davvero troppo per le ristrette finanze di un semplice operaio addetto al settore della sagomatura delle suole, così dovette aspettare qualche giorno e stringere un po' la cinghia.
“Volevo informarla che il suo prozio è deceduto la notte scorsa e che l’ha menzionata nel suo testamento..… lei è l’unico parente citato”.
Lino si grattò il cranio, lucido, reso calvo dallo stress di una vita troppo logorante che gli calzava davvero stretta.
" Mi dispiace ma davvero non ricordavo d'avere un prozio ancora vivo..."
"Già a quanto mi hanno riferito, è morto in compagnia dell'unica persona che sia riuscita a sopportarlo... Comunque, tornando agli aspetti economici, lei dovrebbe venire nel mio studio per firmare alcune carte e per ricevere ciò che le spetta."
"D'accordo... Vedrò che posso fare... Il fatto è che insomma... Ora..."
"Senta, il mio studio è a Milano... Se lei sapesse comunicarmi per tempo in che giorno intende raggiungere la città, verrò a prenderla io"
"L'ultimo venerdì del mese ricevo il mio stipendio... Se le fosse possibile..."
"Certo certo, la aspetterò alla stazione". E con quella frase la telefonata fu interrotta.
Lino ricordava vagamente la figura del prozio... Suo padre lo aveva nominato, forse una volta, descrivendolo come un uomo burbero, avaro ed, in fondo, incompreso. Esso, nonostante avesse fatto fortuna in campo minerario nel boom degli anni 60, viveva con lo stretto necessario.
Il biglietto per il treno era davvero troppo per le ristrette finanze di un semplice operaio addetto al settore della sagomatura delle suole, così dovette aspettare qualche giorno e stringere un po' la cinghia.
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